Ultima modifica: 23 Dicembre 2017
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Violenza sulle donne: una conferenza che ha lasciato il segno nei nostri alunni

Dopo la conferenza “La violenza  sulle donne” tenutasi nel nostro auditorium, gli alunni che vi hanno preso parte hanno animato un dibattito nelle classi di provenienza.

Di seguito si riporta la relazione elaborata da alcuni alunni della classe 3B.

La violenza contro le donne: occorre ripartire dal “rispetto”

Sabato 25 novembre nell’Auditorium del nostro istituto scolastico ha luogo una conferenza in occasione della giornata internazionale della violenza sulle donne. Presenziano, in rappresentanza delle rispettive classi, alcuni alunni delle terze, cui e’ stato affidato il compito di relazionare sulla tematica affrontata al fine di rendere edotti i compagni di classe circa i vari aspetti connessi alla medesima.

“Occorre ripartire dal rispetto- ha evidenziato la preside- : rispetto tra le persone in generale, tra uomo e donna, tra compagni di scuola…”

 

Relatori: il magistrato Francesco Bonito, la psicologa giuridico forense Antonella Sciancalepore, l’ispettrice del Corpo di Polizia locale Angela Di Rubbo.

I relatori sono presentati dalla nostra DS, dott.ssa Lucia Lenoci, che introduce la tematica sottolineando come la violenza in generale, e in particolare quella sulle donne, purtroppo é da tempo protagonista di sempre più numerosi fatti di cronaca nera. Ben il 90% degli episodi di violenza riguarda le donne e  una percentuale così alta ci impone una profonda riflessione in merito. Come contrastare questa come tutte le altre forme di violenza?  “Occorre ripartire dal rispetto- ha evidenziato la preside- : rispetto tra le persone in generale, tra uomo e donna, tra compagni di scuola e via discorrendo”.

Dopo questa breve premessa, prende la parola il dott. Bonito, il quale esordisce spiegando che alla base di ogni forma di violenza ci sono due elementi: il mancato rispetto delle regole e l’uso della forza. A titolo esemplificativo, ci invita ad immaginare la situazione in cui un gruppo di ragazzi si reca al cinema. Al momento dell’acquisto del biglietto, potremmo assistere a due opposte modalità comportamentali: quella del “ bullo” che, per sopraffare gli altri, non esita a farsi avanti usando anche la forza per essere il primo ad acquistarlo; oppure quella di dare la precedenza al ragazzo meno fortunato (ad es. un diversamente abile). Va da sé che il secondo tipo di comportamento sia il più edificante, in quanto espressione di rispetto e solidarietà verso i più deboli. Proprio la “solidarietà ed il rispetto”- rimarca il relatore – “sono alla base di ogni società civile”. L’uomo, nel momento in cui usa violenza sulla donna, o fa ricorso alla violenza in generale, non fa altro che applicare la legge della forza, laddove, in quanto soggetto debole, bisognerebbe applicare la “regola”. E’ fondamentale quindi abituare la mente umana a considerare le diversità come arricchimento: da quella tra uomo e donna, ad es.,nasce amore e vita.  Ovviamente quello che si nutre per la donna non dev’essere un amore possessivo, in quanto questo genera violenza.

 ” Le donne spesso (n.d.r. ) non presentavano  ferite sul corpo, ma ferite interiori,  quindi più difficili da rimarginare…”

 

Nel suo breve intervento l’ispettrice di polizia evidenzia come siano ancora poche le donne che hanno il coraggio di denunciare le violenze subite per motivi legati soprattutto alla mancanza di indipendenza economica o al timore di creare traumi nei propri figli. Si sofferma poi su quella forma recente di violenza che è lo stalking, una forma di violenza verbale che umilia le donne anche sui social, alimentando forme di depressione.

 

Quanto alla dott.ssa Sciancalepore, esamina la tematica entrando nella sfera delle emozioni sia dei soggetti che generano violenza, sia di quelli che la subiscono, specificando come entrambi abbiano bisogno di essere aiutate moralmente. In riferimento alla propria attività professionale, ha sottolineato che molte sue pazienti non presentavano  ferite sul corpo, ma ferite interiori,  quindi più difficili da rimarginare. Con molta decisione rileva quanto amore e violenza siano incompatibili e che pertanto, se un uomo , per qualsiasi motivo, schiaffeggia una donna, questa sicuramente non va interpretata come una manifestazione d’amore, ma di possesso. Anche se promette di non farlo più, quest’uomo bisogna immediatamente lasciarlo, andar via, poiché lo schiaffo altro non è se non il preludio a forme di violenza via via sempre più gravi.

 

La parola “coraggio”, come ha concluso la Dirigente, è un’altra parola chiave: coraggio di denunciare tutto quanto ci fa male, dal bullismo alla violenza sulle donne.

La manifestazione si è conclusa con la proiezione di un video molto commovente la cui protagonista  subisce dal proprio uomo violenze sempre più brutali, tali da portarla alla morte. Alla fine giunge in paradiso dove si unisce alle tante  donne  che hanno interpretato la violenza dei propri uomini come una forma di amore.

 

La partecipazione a questa conferenza è stata per tutti noi un’esperienza altamente educativa, una vera e propria lezione di educazione civica, che abbiamo avuto il piacere di condividere con i nostri compagni al rientro in classe. Ne è scaturito un interessante dibattito che si è nutrito delle nostre riflessioni personali sulla tematica affrontata. Ci auguriamo che iniziative belle come questa possano ripetersi perché sicuramente aiutano a crescere.

 

                                                               Gli alunni della terza B:  Giulia Cianci, Marcello Dicarlo, Michelangelo Solazzo

 

 

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